Penale STALKING

  • By avvovato Angela Natati
  • 28 Mar, 2017

Assicurato il patrocinio gratuito alla vittima di stalking a prescindere dal reddito

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Il Giudice è tenuto ad accogliere l’istanza di patrocinio a spese dello Stato presentata dalla persona offesa dal reato di stalking a prescindere dai limiti di reddito fissati dall’art. 76, co. 1 D.P.R n. 115 del 2002; limiti che, invece, operano quando l’istante è il danneggiato del reato che intenda costituirsi parte civile nel processo penale. Così è stato stabilito dalla sentenza 20 marzo 2017, n. 13497 della Cassazione penale.

 

Il fatto

Con ordinanza del 14 settembre 2016 il Tribunale di Bolzano rigettava l’opposizione avverso il provvedimento del GUP che non aveva accolto l’stanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato presentata dalla signora M., vittima di  stalking , poiché la donna aveva omesso di depositare la dichiarazione sostitutiva di certificazione dei redditi propri e del nucleo familiare.

Il ricorso

Avverso tale ordinanza la signora M. proponeva ricorso in Cassazione per i seguenti motivi:

- erronea e non corretta applicazione dell’art. 79 lett. c) in quanto il Giudice avrebbe potuto e dovuto richiedere l’integrazione della documentazione reddituale;

- erronea applicazione dell’art. 76, co. 4  ter  che prevede una deroga ai limiti di reddito indicati all’art. 76 del DPR 115 del 2002 allorquando l’stanza sia presentata dalla vittima di uno dei reati di cui agli artt. 572, 583  bis , 609  bis , 609  quater , 609  octies  e 612  bis  c.p.

La decisione della Cassazione

In tema di gratuito patrocinio, il comma 4  ter  dell’art. 76 (introdotto dalla legge 38 del 2009 istitutiva del delitto di atti persecutori) del Testo unico in materia di spese di giustizia dispone che la vittima di una serie di gravi delitti contro la persona (fra i quali appunto il reato di atti persecutori di cui all’art. 612  bis  c.p.) possa essere ammessa al patrocinio a spese dello Stato anche in deroga ai limiti di reddito previsti dal medesimo decreto. Al fine di rimuovere ogni ostacolo anche di natura economica che possa disincentivare l’azione giudiziaria, il D. L. n. 11 del 2009 ha infatti introdotto una norma di favore per le vittime di reati particolarmente riprovevoli, in deroga ai limiti di reddito per il riconoscimento del beneficio previsti dall’art. 76, co. 1 del D.P.R. 115 del 2002, ( id est  un reddito imponibile non superiore a euro 11.528,41, tenuto conto dell’eventuale cumulo dei redditi dei familiari conviventi diversi dall’aggressore).

Doveroso segnalare che  in passato erano sorti contrasti interpretativi sul corretto significato dell’art. 76, co. 4  ter . Un  orientamento più rigoroso (seguito dal Giudice di merito della vicenda che ci occupa), riteneva che la dichiarazione certificativa dei redditi dell’istante dovesse essere prodotta anche dalla vittima di  stalking  poiché non è prevista una ammissione  ex lege  al beneficio del patrocinio a spese dello Stato per il quale è sempre necessaria una previa valutazione da parte del Giudice della procedura giudiziaria. Ne consegue che, secondo questa impostazione, il deposito della documentazione fiscale rappresenterebbe un requisito essenziale ed imprescindibile per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato.

Un  diverso orientamento, invece, fatto proprio dalla Suprema Corte, ha valorizzato la  ratio  ispiratrice dell’intervento normativo del 2009 volto a tutelare le vittime di reati particolarmente gravi come lo  stalking  e la violenza sessuale anche di gruppo ed ha ritenuto che, con l’aggiunta del comma 4  ter  nell’art. 76 del T.U.S.G.  il legislatore abbia inteso assicurare alle stesse il patrocinio a spese dello Stato proprio in deroga ai limiti di reddito per assicurare alla vittima l’esercizio dell’azione giudiziaria e non lasciare impuniti gli autori di reati così stigmatizzabili.

Deroga che implica la non necessità di rappresentazione dei redditi della vittima.

Nel caso di specie gli Ermellini hanno quindi affermato che, attesa l’irrilevanza della situazione reddituale dell’istante,  risultava superfluo ed inutile pretendere dalla persona offesa il deposito della documentazione sostitutiva della dichiarazione dei redditi, non richiedendo la norma un massimo reddituale idoneo ad impedire l’ammissione al beneficio ma solo ed esclusivamente la qualità di vittima dei reati già indicati.

Sebbene, infatti, la norma utilizzi il termine “può” e non “deve” essere ammessa al patrocinio anche in deroga ai limiti di reddito,  il Giudice ha il dovere e non la mera facoltà di accogliere la domanda di fruizione del beneficio, sempre che l’istanza sia presentata dalla vittima di uno dei reati indicati. Diverso è naturalmente il caso in cui l’istante non sia la vittima ma il danneggiato del reato (qualora non vi sia coincidenza) a favore del quale il patrocinio a spese dello Stato può essere riconosciuto solo nel rispetto delle condizioni reddituali fissate dalla legge.

L’istanza di ammissione al patrocinio proposta dalla persona offesa da uno dei reati elencati dall’articolo 76, comma 4  ter  deve, quindi,  indicare solo i requisiti di cui alle lettere a) richiesta di ammissione al patrocinio e l’indicazione del processo cui si riferisce, se già pendente e  b) generalità dell’interessato e dei componenti la famiglia anagrafica, unitamente ai rispettivi codici fiscali, dell’art. 79, co. 1 del TUSG.

La decisione in sintesi

Esito del ricorso:

la Corte annulla con rinvio l’ordinanza del Tribunale di Bolzano

Riferimenti normativi

Art. 76 D.P.R. 115 del 2002

Art. 79 D.P.R. 115 del 2002

Art. 572 c.p.

Art. 582 c.p.

Art. 612  bis  c.p.

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blog avvocato angela natati

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